Incidenti, Sicurezza

Sicurezza stradale: l’esempio -da seguire- della Spagna

Pedrosa dopo il GP di SpagnaSe vogliamo ridurre le vittime di incidenti stradali e cercare di centrare l’obiettivo dell’Unione Europea del 2010, forse dovremmo guardare ed imparare anche dalla Spagna.

Nel 2008 si sono risparmiate 560 vite, facendo segnare il -20,4% delle vittime nella categoria che paga un crescente tributo di sangue in tutto il pianeta. La sinistrosità stradale, che in Spagna si chiama “accidentalidad en carretera”, scende per il quinto anno consecutivo, ma con il “botto” del 2008 la discesa si è ormai attestata a -41%. Un altro passettino ed ecco, come sottolinea l’ASAPS, che il 2010 potrebbe essere davvero vicino, visto che l’indice di mortalità per milione di veicoli è passato dalle 160 vittime del 2003 alle 70 del 2008. In chiave europea, tra il 2001 ed il 2008 solo il Portogallo (49%), la Francia (48%) e la Lettonia (43%), hanno saputo fare meglio. L’UE non è andata oltre al -27%. Poco per sperare di centrare l’obiettivo tanto agognato.
Ma il vero successo riguarda i motociclisti.
Nel 2008 i centauri rimasti senza vita sull’asfalto di Spagna sono stati 306, 117 in meno del 2007, facendo attestare la lancetta al -27,7%. È questo il vero record, che coincide con varie iniziative sociali (ricordate la bandiera di Pedrosa?) e col periodo di applicazione del “Piano di Sicurezza Stradale della Moto” varato dal ministero dell’Interno a partire dal dicembre 2007, imperniato su quattro sostanziali punti, tutti perseguiti, ad uno ad uno:

· addestramento dei motociclisti alla guida sicura: modifica delle prove d’esame, introduzione di un criterio di progressivo accesso alle cilindrate maggiori in relazione all’età ed all’esperienza, formazione specifica all’avviamento con corsi obbligatori nelle scuole e con incentivi alla frequentazione di corsi addizionali);

· abbattimento di tutti gli scenari ad alta sinistrosità (puntos negros): gestione del traffico, intervenendo anche con divieti di circolazione o con limitazione degli accessi per diminuire la vulnerabilità dei motociclisti e per migliorarne la convivenza con gli altri veicoli, eliminazione delle barriere e degli ostacoli nei punti a rischio, progettazione delle nuove infrastrutture;

· lotta senza quartiere alle pratiche di rischio, con campagne di sensibilizzazione ed una strategia repressiva volta alla tolleranza zero, con introduzione di nuovi dispositivi per l’accertamento remoto delle violazioni più trasgressive quali il superamento degli incroci col rosso, il sorpasso ed i limiti di velocità;

· adozione di mezzi palliativi orientati a ridurre la lesività degli incidenti: interventi sulle infrastrutture, sull’abbigliamento e sul corretto uso del casco.

In Italia sulla rete autostradale, per altro apprezzata dagli spagnoli, sappiamo che gli incidenti nel 2008 sono calati anche grazie al Tutor, ma il nostro rimane il Paese più pericoloso per le due ruote. Ma la Spagna rimane ancora lontana…

[Via | ASAPS]

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gen  09
22
alle 08:12
da Simone


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